mercoledì 17 settembre 2014

Intervista a Jerome Walter Gueguen su Cinemaitaliano.info

Riportiamo qui di seguito l'interessante intervista di Carlo Griseri all'autore del lungometraggio Le Sedie di Dio, Jerome Walter Gueguen...

Da dove viene la voglia di raccontare questa storia?
Quattro anni fa, appena uscito di scuola, avevo bisogno di viaggiare in Europa e di fare un film in viaggio, un po' sulla linea di Appunti di viaggio su moda e città di Wim Wenders. Avevo bisogno di vedere i miei amici italiani e di incontrare gente.
Dovevo anche passare in Serbia per vedere il regista Marin Malesevic. Però mi sono fermato a Ravenna dove abbiamo girato le sequenze sulla spiaggia. Mi sono allora reso conto che non potevo raccontare quello che non conoscevo, e l'unica cosa che stavo conoscendo era come fare un film senza soldi.

La struttura molto originale e varia del film è stata decisa tutta in fase di scrittura? Quale è stata la procedura?
Sì, la struttura è stata decisa in fase di scrittura. Come dice lo sceneggiatore, Simone Olla, ci siamo raccontati il film. Ci sono state lunghe conversazioni prima di scrivere e mentre scrivevamo abbiamo rispettato una narrazione molto classica in cui ogni personaggio ha i suoi obiettivi che si scontrano con gli obiettivi di altri.
Una volta che abbiamo ottenuto una storia interessante abbiamo girato e riscritto e girato e scritto di nuovo, e anche in montaggio abbiamo riscritto e girato ancora, ci siamo lasciati ispirare dal mondo che ci circondava senza mai chiudere il film in se stesso. Faccio del cinema per essere in contatto con il mondo e scoprirne le bellezze e confrontarmi con le sue assurdità. Non lo faccio per stare in studio e non parlare con nessuno. Per me fare un film è mettersi continuamente in dubbio e distruggere i pregiudizi.

Nel film cita Petri, è lui la principale fonte di ispirazione? Cosa ama del suo cinema? Altri modelli a cui si è ispirato?
Adoro il cinema di Petri, e rivedendo La Classe Operaia Va in Paradiso ho voluto rendergli omaggio citandolo in diversi momenti del film. L'ultima sequenza delle Sedie di Dio è girata con le stesse inquadrature della prima sequenza del film di Petri, quando gli operai entrano in fabbrica. Però ci sono alcune cose che cambiano da una versione all'altra… ve le lascio scoprire!
Amo e ho studiato il cinema italiano. Amo Petri ma le influenze sono molte, in particolare Fellini per i suoi sogni, Moretti per i suoi baffi... ovviamente sono in tanti ad avermi influenzato, da Chaplin al cinema coreano di oggi.

A livello tecnico come avete lavorato?
È stato soprattutto un grande lavoro di coordinazione tra tempo, spazio, persone e soldi. Non abbiamo lavorato classicamente nel senso che non abbiamo piegato la realtà affinché venisse incontro alle nostre esigenze ma ci siamo adattati alla realtà traendone forza.

Qual è il prossimo futuro de "Le sedie di dio"? Avrà una distribuzione anche in Francia?

Abbiamo appena concluso Le Sedie di Dio. Dopo il Milano Film Festival speriamo che parteciperà a molti altri festival. Abbiamo già avuto alcune proposte di distribuzione in Italia e in Francia ma per ora niente di ufficiale. Speriamo bene!

Prossimi progetti?
Ho appena finito di girare un cortometraggio dove aiuto mia nonna di 97 anni a suicidarsi. È la mia attrice preferita perché non sai mai cosa può inventare. Adesso siamo in fase di post-produzione.
A Bologna la Caucaso Factory è in continua produzione, stanno finendo un nuovo lungometraggio diretto da Enrico Masi e montato da Giuseppe Petruzzellis.
Sto anche scrivendo un film che gireremo a Genova. Questa volta racconteremo il bisogno di avventura nella vita monotona di tutti giorni, di tutti noi. Invece di girare il mondo come nelle Sedie di Dio, sarà il mondo a girare a Genova. Sarà con la stessa troupe. Voglio continuare a fare film con la gente che amo.